venerdì 6 novembre 2009

Frontiere, spazio, limiti

Nelle pieghe della cultura alta europea, si scoprono talvolta occasioni di cui - come spesso accade - si sa pochissimo. E in quelle occasioni ci si imbatte per caso. Insomma, la conferenza internazionale che si svolgerà a Aix en Provence è di quelle che mi seguirei volentieri, se avessi il dono dell'ubiquità.

Limites et frontières des espaces israéliens et palestiniens, seconda puntata. Dal 12 al 14 novembre

Il programma è qui.

Mi piace soprattutto il primo incontro sull'economia della separazione.

1. Basel Natsheh (ADTF, Ministère des Finances) et Cédric Parizot (CRFJ-IREMAM, CNRS) «Séparation et trafics de marchandises entre Israël et la Cisjordanie (1994-2009) »

2. Véronique Bontemps (IDEMEC, Université Aix Marseille 1) «‘Tu dois prendre le risque, tu n’as pas le choix’ : entre expérience collective et précarisation extrême, récits d’ouvriers palestiniens travaillant en Israël »

Stato e neoliberalismo



Laura Guazzone e Daniela Pioppi (a cura di), The Arab State and Neo-Liberal Globalization. The Restructuring of State Power in the Middle East, Reading, Reading, Garnet and Ithaca Press, 2009 (edizione economica per il Medio Oriente, the American University of Cairo Press, September 2009).


Negli ultimi decenni lo studio del cambiamento politico nei paesi in via di sviluppo è stato dominato dal paradigma interpretativo della democratizzazione. Questo libro propone un approccio alternativo allo studio del cambiamento politico nel mondo arabo mettendo al centro dell’analisi la partecipazione di questa regione del mondo alla globalizzazione dominata dalle politiche neo-liberali (liberalizzazioni, privatizzazioni, deregolamentazioni).

La ristrutturazione dello stato arabo causata da queste politiche di globalizzazione è analizzata nel libro attraverso una serie di ricerche empiriche sui processi politici, economici e di sicurezza di quattro casi nazionali: Egitto, Libano, Marocco e Arabia Saudita. Questi casi paese sono selezionati per rappresentare le diverse traiettorie dell’evoluzione verso un nuovo modello di stato neo-autoritario, comune a tutto il mondo arabo.

Questo percorso di ristrutturazione neo-autoritaria, lungi dall’essere esclusivo del mondo arabo, può invece essere assunto come caso esemplare degli effetti della globalizzazione nei paesi in via di sviluppo.


Gli autori del libro:

Paul Aarts (Senior Lecturer, University of Amsterdam); Karen Aggestam (Associate Professor, Lund University); Joel Beinin (Professor, Stanford University); Myriam Catusse (Research Fellow, CNRS and IFPO, Beirut), Philippe Droz-Vincent (Assistant Professor, Institut d’Etudes Politiques, Paris and Toulouse); Issandr El Amrani (Egypt and North Africa analyst for the ICG); Laura Guazzone (Professore associato, Università di Roma ‘La Sapienza’); Steffen Hertog (Kuwait Professor at the Mediterranean Chair, Sciences Politiques, Paris); Karam Karam (Director of research, LCPS, Beirut); Charbel Nahas (Economist, Beirut); Tim Niblock (Emeritus Professor, University of Exeter); Maria Cristina Paciello (Researcher, IAI, Rome); Elizabeth Picard (Senior researcher CNRS and IREMAM, Aix-en-Provence); Daniela Pioppi (Assegnista di ricerca, Università di Roma ‘La Sapienza’ e consulente scientifico, IAI, Roma); Helena Lindholm Schulz (Professor, Gothenburg University), Joris van Duijne (University of Amsterdam); Ulrich Wurzel (Professor, University for Applied Sciences, Berlin).

giovedì 5 novembre 2009

Casba e memorie mediterranee


Mi sembrava di essere ad Amalfi. L'intonaco bianco, a calce. I quadretti di ceramica sui muri delle piazzette. Le porte strette, i corridoi angusti. Oppure a Sciacca, zona porto. Il quartiere arabo che digrada verso il mare.


La Casba di Algeri l'ho solo annusata, dall'alto verso il basso, un'ora di passeggiata. Tra i vicoli e le dolorose ferite lasciate dal terremoto. Ma è bastato non solo per ricordare La Battaglia d'Algeri. E' talmente tanto mediterranea e comune, la Casba, che mi è venuto da pensare al povero Samuel Huntington. E ai suoi tanti epigoni, a cui farei fare, a piedi o sulle carrette del mare, un bel periplo mediterraneo.


Una citazione continua, un continuo rimestare nelle proprie radici, ricordi, odori. I colori dei palazzi borghesi appena sotto la Casba, identici a Napoli, ad Alessandria d'Egitto, a Palermo. Una sonora pernacchia allo scontro di civiltà, alle radici europee decise troppo a nord, all'ignoranza crassa di chi non conosce neanche la propria, di storia.


Parentesi calcistica: grande effervescenza e un po' di tensione, ad Algeri, per la partita del 15 novembre con i Faraoni della nazionale egiziana. E' in gioco la partecipazione alla Coppa del Mondo. E già da ora i mercati sono invasi da bandiere, magliette tricolori della nazionale algerina, gadget i più diversi. Di nuovo, lo sport concentra quello che non si riesce a esprimere in altri contesti. Nonostante la tensione tra Algeria ed Egitto, c'è un nome sul quale non si discute: Mohammed Abu Treika, grande campione egiziano. Di lui, pensano tutti bene, nel Maghreb come in riva al NIlo. E' bravo, disciplinato, e pure coraggioso. Come quando si beccò una sanzione perché mostrò una maglietta di sostegno a Gaza, durante l'operazione Piombo Fuso, dopo aver segnato un gol.

(la foto, da Flickr con licenza Creative Commons, è di Jam-L)

Lotta di potere dentro l'Ikhwan

Riflettori spenti, sulla lotta di potere al vertice della più grande organizzazione islamista del mondo arabo, i Fratelli Musulmani egiziani. Khalil al Anani, uno degli esperti dell'islamismo egiziano, spiega il cuore del problema che c'è dietro l'ingresso, nel bureau dell'Ikhwan, di Essam el Arian, uno degli esponenti più in vista dell'ala pragmatica.

Sul Daily news Egypt.

Le verità di Anouar Benmalek



Sto leggendo Le Rapt (edizioni Fayard, 2009), l'ultimo romanzo di Anouar Benmalek, dopo averlo incontrato ad Algeri, al Salone Internazionale del Libro. Un romanzo bello, potente, asciutto (nonostante le oltre 500 pagine). Le recensioni sono entusiaste. Io trovo importante, lingua e potenza letteraria a parte, questa empatia per l'uomo della strada, e questa volontà imprescindibile di narrare la vera Algeria. Una volontà rappresentata anche dal fatto che il libro si divide in due parti, con due narratori diversi: nella prima parte, il protagonista algerino, il padre a cui viene rapita la figlia adolescente; nella seconda parte, il francese, il suocero, rimasto a vivere in Algeria, sposato con un'algerina. Due uomini uniti dal dolore e dagli eventi, che propongono il non detto della storia contemporanea algerina.


Benmalek vive in Francia, ormai da molti anni. E' considerato uno dei più grandi scrittori algerini. C'è chi lo paragona a Dostoevskij, chi a Faulkner.

Vivamente consigliato

mercoledì 4 novembre 2009

No smoking. Alla Mecca



Babylon & Beyond segnala un articolo sulla campagna antifumo delle autorità saudita, mentre si avvicina il periodo del grande Hajj, del pellegrinaggio a Mecca e Medina che sta per portare milioni di musulmani nel regno degli Ibn Saud. Campagna salutare, in tutti i sensi, salvo che il ministero della salute saudita ha altri problemi. In questo caso, con l'influenza A, la H1N1. Il timore del contagio, in una situazione estremamente affollata, è alto. E ogni paese a maggioranza musulmana si sta regolando a modo suo, decidendo - peraltro - se limitare pesantemente i pellegrinaggi.

Amleto gerosolimitano. A Roma


Il 7 novembre, al Teatro Valle. Da vedere. E' uno dei prodotti di un progetto teatrale della Cooperazione Italiana, nei Territori Palestinesi Occupati, in collaborazione con l'ETI.