In effetti la blue note c'era, ieri sera, a Gerusalemme est. Salaheddin street, ovvero il cuore commerciale della Gerusalemme araba. Alle sei del pomeriggio Salaheddin è già chiusa, gli scuri dei negozi già sbarrati. Gerusalemme est chiude presto. Ma ieri sera no, perché c'era da festeggiare l'apertura della dependance dell'Educational Bookshop di Imad e dei suoi fratelli. Una dependance un po' particolare, visto che è esattamente di fronte alla cartoleria-libreria più importante della parte araba di Gerusalemme. Imad e i suoi fratelli hanno deciso di aprire un coffee-shop libreria. Libreria con tutto ciò che c'è in lingue conosciute (non solo in arabo) sul Medio Oriente, bar con macchina del caffè marca Segafredo, soppalco con tavolini, e anche una sala di sotto con poltroncine. Un ambiente normale, se si fosse in una città normale.
Peccato che Gerusalemme normale non è, e che persino un coffee shop-libreria sia un gesto coraggioso, importante. Il caffè di Imad è uno dei pochi gesti culturali che è stato compiuto, negli ultimi anni. E non è un caso che il piccolo ricevimento per festeggiare la sua inaugurazione si sia svolto lì accanto, nel Centro Culturale Francese, l'unica cuccia culturale, assieme al British Council e al Palestinian National Theatre, di quel pezzo di città. Nel piccolo giardino del Centro Culturale Francese era riunita quell'altrettanto piccola ma combattiva comunità intellettuale composta di palestinesi, di israeliani e di internazionali, che non si arrende. C'era Amira Hass, c'era Jeff Halper, c'era Ghada Karmi, c'erano negozianti di Salaheddin, funzionari Onu, giornalisti. Una piccola comunità di teste raffinate e per nulla propense a cedere alle lusinghe delle risposte facili a questioni difficili, forte comunque di qualche centinaio di persone. Il che, di questi tempi, non è poco.
sabato 21 novembre 2009
Jerusalem blue
venerdì 20 novembre 2009
Che miopia...
Visto dal Medio Oriente, ancor di più. Con altre nomine, vi sarebbe stata politica di peso, dunque pressioni, dunque decisioni. Con queste nomine, l'Europa continuerà a non contare. Qualcuno sarà certo felice, ma si tratta in ogni caso - oggettivamente - di una felicità miope, di corto respiro.
Commenti sul blog di Pasquale Ferrara. Quello suo e il link col commento di Paolo Pombeni sul Mattino.
Mazinga a Beirut
Libano, la lunga strada
Sul think tank tedesco SWP c'è un saggio breve di Heiko Wimmen sul Libano e la lunga stra verso il governo di unità nazionale. In tedesco.
Il ritorno (triste) di Ali
Radici e rami

Roots and Branches can be read as an autobiography and at the same time as the story of a whole society, of the origins and roots of a drama that will go on for more than a century.
Sahar Khalifeh starts by describing her Grandma's ability to tell tales that can carry her listeners to the old ages of Scheherazade, Ala' El Din and Hassan the Clever. Her Grandma's gifts also include her ability to see fortune: through a mirror, she sees what is going to happen. Through the lives and involvements of Grandma's family members, the reader gets involved in what was going on in the Palestinian society in the 20s and 30s of last century: how people behaved, worked, loved, get married or divorced; and, above all, how they treated women.
In a simple style, poetic at times, with cynicism, bitterness and dark humor, Sahar Khalifeh shows both sides of the everlasting conflict: the Palestinian and the Jewish; the Palestinian traditionalism and scattered society on the one side, the Jewish pioneering attitudes and organized entity on the other side.
This novel is the first installment of an epic trilogy that will cover the lives of Palestinians in a huge, scopic portrait and that will confirm once more Sahar Khalifeh as the great chronichler of Palestinan society.
Ramzi dopato
Che tristezza... Di Rashid Ramzi avevo scritto nel mio Arabi Invisibili, per parlare dei singolari flussi migratori all'interno del mondo arabo, e del rapporto tra il Golfo ricco e i paesi dove più forte è il peso della disoccupazione. I mezzofondisti marocchini sono un esempio tipico, di questa migrazione verso i paesi dell'area che possono consentirsi di tirar su campioni. E ora arriva la brutta notizia che Rashid Ramzi, marocchino naturalizzato del Bahrein, non è più il detentore della medaglia d'oro delle Olimpiadi di Pechino sui 1500 metri. Era risultato positivo alla Epo.
Bahrain's Rashid Ramzi has been stripped of his Beijing Olympic 1500 metres gold medal for doping, the secretary-general of Bahrain's Olympic Committee said on Wednesday.
"The Bahraini Olympic Committee has received a letter from the disciplinary committee of the International Olympic Committee announcing the decision to strip runner Rashid Ramzi of his gold medal for the 1500 metres," Sheikh Ahmad bin Hamad said.

